Salvini, quando il populismo slitta sui temi energetici
Volge al termine la visita del Ministro degli Interni Matteo
Salvini, un tour di 2 giorni preceduto da un’intervista rilasciata a La
Nuova Sardegna. Sono tanti i temi sollevati sulle colonne di quel
giornale su cui sarebbe necessario intervenire, ma qui ci limiteremo a
toccare la questione degli inceneritori – che secondo Salvini
risolveranno il problema rifiuti – e ad affrontare quella del metano –
indicato dallo stesso come strumento per abbattere i costi energetici in
Italia.
Forse Salvini parla di inceneritori perché i milanesi e i
veneti (vedi il caso Tossilo) vengono in Sardegna a costruire
inceneritori, mentre nel nord Italia si sviluppa una fiorente economia
che si basa sul riuso, il riciclo e la raccolta differenziata, a
differenza di quanto accade in Sardegna (colpa di tutti quelli che
sull’Isola hanno governato negli ultimi 20 anni).
Non riusciamo,
invece, a comprendere le ragioni che inducono Salvini a ‘spingere’ il
metano: che sia la semplice ignoranza ad innescare lo slittamento del
populismo sui temi energetici?
In entrambi i casi, l’intervista di Salvini ha l’effetto di riportarci indietro agli anni ’80 del secolo scorso. Oppure indietro solo di qualche mese: non era il Pd a parlare di inceneritori e metano, esattamente negli stessi termini?
Presentandosi come un autonomista (punto su cui sorvoliamo), ci tiene a
evidenziare che dovrebbero essere i territori a scegliere cosa sia
meglio per loro. Per lui è antistorico che la Sardegna sia l’unica
regione italiana a non avere il metano, non ha dubbi sui vantaggi dei
costi e sul fatto che più energia si produce meno la si paga. Ma anche a
lui, come al PD, sfugge la realtà dei fatti (difetto, questo, che
colpisce chiunque si trovi al potere).
Altrimenti saprebbe che il
gas non è affatto conveniente rispetto all’elettrificazione dei consumi
basata sull’energia prodotta da piccoli impianti domestici al servizio
delle abitazioni. E che sul prezzo del gas che verrà praticato in
Sardegna – ottenuto dal più caro GNL – non c’è nessuna chiarezza. Lo si
evince dai documenti depositati dalla Snam nel procedimento di VIA.
L’unica cosa chiara è che i sovraccosti del sistema saranno a carico
degli utenti.
Ma questo lo sanno anche le istituzioni e gli
operatori del settore. Infatti, nel convegno sulla metanizzazione della
Sardegna tenutosi lo scorso aprile a Cagliari, una dirigente del
Ministero dello Sviluppo Economico oggi guidato da Luigi Di Maio (che
sul gas è stato capace di tripli salti mortali carpiati, ragion per cui
siamo curiosi di sapere cosa ne pensa della metanizzazione della
Sardegna, pur sapendo che verba volant) – ci informa della volontà di
Eni di fornire per due anni al mercato sardo un quantitativo di 150
milioni di metri cubi all’anno di GNL a un prezzo in linea con quello
del gas italiano per facilitare l’avvio del mercato. E poi?
Anche Salvini, come il PD, dimostra di non aver approfondito le implicazioni del progetto di metanizzazione della Sardegna.
Quello che poi non rassicura è che negli ultimi tre anni, il prezzo del GNL, trainato anche da quello del petrolio e dalla crescente domanda dei paesi asiatici, è aumentato costantemente in tutto il mondo e secondo gli analisti del settore, questo sarà il trend dei prossimi anni. Peccato che il PEARS della Regione Sardegna abbia calcolato i vantaggi del prezzo del GNL fermandosi al 2014, quando il greggio era ai minimi storici (e, lo ribadiamo, non sarebbe stato vantaggioso nemmeno in quel caso).
Le chiamano tensioni sui mercati energetici internazionali, ma non sono lontane da noi: si traducono negli aumenti delle bollette, aumentate dell’8,2% nel terzo trimestre e del 6,1 nell’ultimo trimestre del 2018.
E’ evidente che noi non vogliamo foraggiare il cartello del GPL, ma nemmeno crearne un altro per il GNL. Al contrario quello che ci interessa è dimostrare che tanto sul piano economico che su quello ecologico (aspetti imprescindibili uno dall’altro) le fonti rinnovabili, da sfruttare attraverso impianti di piccola taglia ed elettrificazione dei consumi – sono una carta vincente. Ma a questi obiettivi possiamo arrivarci attraverso un sistema adeguato di incentivi e una ferma volontà politica da cui la Lega si dimostra distante.
Ma c’è l’autonomia, verrebbe da dire. Peccato, però, che anche un partito autonomista come il PSd’Az abbia accettato in silenzio che la valutazione ambientale su un gran numero di progetti in campo energetico – compreso il metanodotto – passasse allo Stato. Insomma, quando si tratta di infrastrutture o grandi programmi è sempre meglio che decidano gli altri, l’importante è non fare gli interessi della Sardegna e dei sardi. E iniziare a puntellare le coste sarde con i depositi costieri, affibbiandoci l’ennesima servitù. Evidentemente con il placet di Salvini, l’insostenibile leggerezza dell’essere del PSd’Az, il silenzio di Luigi Di Maio e del pancia a terra Toninelli.